ITG Oscar D'Agostino di Avellino

                                                                                      La nostra Storia

L' I.T.G. “ O. D'Agostino è il più antico degli Istituti di questa tipologia della nostra provincia: ebbe infatti origine dalla enucleazione del corso per geometri dell'Istituto tecnico “L. Amabile” ed ebbe funzionamento autonomo dall'.a.s.1965-66 con un commissario governativo, preposto all'amministrazione, e due revisori dei conti. L'anno successivo fu nominato un regolare consiglio di amministrazione e all'istituto fu annessa la sezione staccata di Lioni del “L. Amabile”. L'istituto fu dotato di moderni ed attrezzati laboratori e quello di costruzioni,fin dal 1968, fu autorizzato dal ministero della Pubblica Istruzione ad effettuare prove per conto terzi”non ufficiali”, e ciò in considerazione della completezza e del rigore raggiunti in così breve tempo. Successivamente, in accoglimento delle istanze e delle pressioni esercitate dagli ordini professionali e dalle imprese interessate, con d.m. LL.PP del 31.07.1979 n.19524, l'istituto fu autorizzato ad effettuare prove aventi valore “ufficiale” ai sensi della legge 10867/71 sulle costruzioni in cemento armato. Fu questo tra i primi laboratori sui materiali riconosciuti ufficialmente al di fuori delle strutture universitarie (politecnici). Nel 1978 l'Istituto fu intitolato allo scienziato avellinese

 

Oscar D'Agostino

Oscar D'Agostino, chimico del gruppo di via Panisperna a Roma, autore di vasta bibliografia scientifica e titolare di brevetti in materia chimica e contitolare con Fermi, Amaldi, ecc. del brevetto “produzione artificiale di radioattività”. La vedova dello scienziato, dott.ssa Sofia Melograni, donò all'istituto la biblioteca e l'archivio del consorte e la somma di L. 5 milioni per l'istituzione di due borse annuali di studio da assegnare a studenti particolarmente meritevoli. In seguito con decreto del presidente della Giunta regionale della Campania fu istituita, con sede nell'istituto, la Fondazione “O. D'Agostino”, avente per fini la gestione del patrimonio donato e lo svolgimento di attività e manifestazioni scientifiche e didattiche. Di recente sono sorti nella provincia altri 4 istituti per Geometri, ma per tradizione e storia l'O. D'Agostino resta il più conosciuto: il bacino di utenza pertanto è abbastanza vasto, comprendendo circa 60 comuni, alcuni anche notevolmente lontani dal capoluogo.
 

 

La donazione

 

La composizione del materiale librario riflette i vari momenti dell’impegno professionale di Oscar D’Agostino. Primeggia, certo, la presenza dei manuali di chimica.
Può destare sorpresa la presenza di pubblicazioni sugli esplosivi, per chi ignora alcuni aspetti dell’attività, così come quella di volumi sulla tecnica antincendio e sui preparati antigas, assieme ad una curiosa Storia della pistola. Riflettono momenti dell’attività successiva a quella di via Panisperna.
Non abbondano i testi di Fisica. Tra questi vi sono un vecchio Testo di Luigi Palmieri del 1852, quello del Perucca e le dispense delle Lezioni di Orso Mario Corbino.
(Titoli significativi sono quelli dei Trattati di chimica, sui quali, certamente, lo studioso si formò. La loro data di pubblicazione, spesso, precede di molto il periodo degli studi e il momento dell’uso. Ciò dimostra la sostanziale sopravvivenza di alcuni metodi di analisi chimica nel lungo periodo. Per curiosità cito la presenza del vecchio Trattato di Chimie analytique del Rose, pubblicato nel 1870[7]).
2.2 Gli estratti del lavori scientifici
Il materiale consta di estratti di lavori scientifici, o di numeri interi delle riviste in cui furono pubblicati, con o senza la firma di Oscar D’Agostino.
Ho ritenuto comodo dividerlo in due sottosezioni. La prima (Appendice n 1 ) raccoglie le ricerche nel campo della Fisica ed è indicata con A). La seconda (Appendice n.2), che chiamerò B) riguarda indagini in altri campi, in prevalenza nel settore della chimica.
In A) ho elencato i lavori più significativi nel ramo della Fisica nucleare, portati avanti, in primo luogo, da Fermi e dal suo gruppo, e, ancora, da altri scienziati nella stessa epoca.
Poiché la collezione non è casuale ma preordinata nella mente del possessore, non sarà difficile ricavare dalla disposizione cronologica una piccola storia dell’evoluzione della ricerca in quel periodoL’intervallo temporale, anche se parte da alcuni lavori dei primi anni del Novecento, si apre, sostanzialmente, con le prime memorie di Enrico Fermi, come quella su “Le masse elettromagnetiche nella elettrodinamica quantistica”.
Il nucleo centrale riguarda l’attività del gruppo di via Panisperna e si chiude con un lavoro di Hahn, che sintetizza le acquisizioni in materia di radioattività artificiale dalla fine del 1936 alla fine del 1937.
Tra gli estratti figurano alcuni, che, pur non presentando risultati originali, riassumono dettagliatamente la bibliografia delle opere prodotte in periodi determinati, di grande interesse per gli storici. Tanto per citarne qualcuno, un lavoro dell’Università di Calcutta e quello di Giorgio Fea si aggiungono all’altro, già menzionato, di Otto Hahn.
E’ superfluo sottolineare la possibilità di ricavare un quadro di valutazione, indipendente dalle altre fonti, sull’importanza e sul valore delle ricerche di Fermi e dei suoi compagni.
Risaltano le due memorie chiave nei “Proceedings of Royal Society” di Londra, la prima del settembre 1934, firmata da Fermi, Amaldi, D’Agostino e Segrè e la seconda dell’aprile 1935, in cui si aggiunge, a quelle dei precedenti, la firma di Bruno Pontecorvo.
Figura, tra i lavori, quello in cui i coniugi Joliot-Curie nel 1933 descrivevano i primi risultati di radioattività artificiale prodotta dal bombardamento dei nuclei con particelle alfa.
In omaggio al titolo della Donazione si potrebbe suddividere A nelle sottoclassi A1 e A2, includendo nella prima i lavori che recano la firma di D’Agostino e nella seconda tutti gli altri.
Nella sottosezione B) sono compresi gli estratti di lavori su altri argomenti (in prevalenza di chimica), compresi quelli di Oscar D’Agostino, precedenti o successivi all’esperienza con il gruppo dei fisici. Vi comprenderemo anche le carte del suo curriculum personale.
2.3 Il carteggio inedito tra alcuni scienziati dell’epoca
Nel quarto gruppo sono raccolti diversi documenti epistolari, fra alcuni scienziati, nella metà degli anni Trenta. Il numero di questi non è elevato, ma tutti hanno la caratteristica di essere unici ed inediti. Essi sono elencati nell’Appendice n.3.
La parte più consistente riguarda il dibattito, che si aprì nel mondo scientifico internazionale, sulla natura dei prodotti ottenuti dopo il bombardamento degli elementi pesanti, come l’Uranio, con fasci di neutroni.[8]
Alle certezze di Orso Mario Corbino sulla scoperta dell’elemento 93 si contrappose, sin dalle prime battute, il “dubbio” di Enrico Fermi.[9] Lo scioglimento del nodo impegnò la comunità scientifica internazionale; non solo i fisici, ma, soprattutto i chimici.
Le lettere possono, quindi, contribuire a far luce sui passaggi che avrebbero portato, dopo il bombardamento dei neutroni, alla scoperta della scissione dell’atomo di Uranio. Esse testimoniano alcune fasi del discorso aperto fra i ricercatori.
Il problema diventò ancora più vivo dopo la scoperta degli effetti dei neutroni lenti.

Le opinioni espresse danno la misura del travaglio e della lenta comprensione del fenomeno della scissione, prima delle acquisizioni sperimentali di Hahn, Strassmann e Meitner, avvenute alla fine del 1938 e pubblicate nel gennaio successivo.
Trovano spazio, in questo dibattito, le lettere di von Grosse e di Agruss dell’Università di Chicago, di F. A. Paneth del Royal College of Science di Londra, di Elisabeth Rona dell’Institut fur Radiumforschung di Vienna e di Lise Meitner del Kaiser Wilhelm Institut fur Chemie di Berlino, indirizzate a Fermi o a Segrè.
Nelle lettere vengono avanzati dubbi e proposte soluzioni per identificare i prodotti del bombardamento ed allegati estratti di lavori, già pubblicati o in corso di pubblicazione.
Il risultato più vistoso ed importante del bombardamento dei nuclei di elementi pesanti con fasci di neutroni, abbiamo visto, che fu interpretato con chiarezza soltanto alcuni anni dopo le celebri esperienze di via Panisperna. Alla fine del 1938. Hahn e Strassmann,[10] utilizzando il metodo della cristallizzazione frazionata, riscontrarono la presenza di Bario dopo il bombardamento dei nuclei di Uranio con fasci di neutroni. Questa presenza poteva essere associata, plausibilmente, ad una spaccatura del nucleo originario, associata ad una considerevole emissione di energia.
Che ci fosse un problema chimico alla base delle esperienze, portate avanti in quel periodo, era chiaro ad Enrico Fermi fin dall’inizio delle prove. Perciò sul finire del 1933 egli aveva già patrocinato la specializzazione a Parigi, presso il prestigioso Institut du Radium, del chimico D’Agostino, che già lavorava col gruppo per la preparazione del materiale utilizzato per le sorgenti radioattive.
Le urla di gioia che salutarono l’apparizione del giovane chimico, in breve vacanza, nella stanza in cui erano riuniti i ricercatori, nel giorno della Pasquetta del 1934[11] non erano di circostanza. Volevano sottolineare l’importanza decisiva del contributo di tale specialista. Infatti, grazie alla collaborazione di Oscar D’Agostino, fu portata avanti con estrema speditezza quella parte del lavoro che avrebbe permesso di estrapolare i casi più vistosi, evidenziati dopo il bombardamento dell’intera gamma dei 92 elementi, sin allora conosciuti. Tutto questo è abbastanza noto.
Ma dalle lettere del carteggio è prevedibile che possa venire nuova luce su quello che alcuni chiamano l’errore di Fermi e che più, correttamente, potrebbe essere definito il dubbio del sommo fisico, manifestato, del resto, sin dalle prime battute, sul reale ottenimento di un elemento di massa atomica 93. A questo interrogativo risposero sì, in via definitiva e inequivocabile, le esperienze di Hahn, Strassmann e Meitner, ma non va dimenticato l’intenso dibattito riportato, che interessò, in precedenza, l’intera comunità degli scienziati, soprattutto i chimici.
Vanno ancora segnalati i documenti sulla storia del brevetto e dell’indennizzo da parte del Governo statunitense per il riconoscimento all’intero gruppo di ricerca italiano dell’originalità del lavoro, decisivo per lo sfruttamento dell’energia nucleare.
2.4 I ritagli di quotidiani e di periodici
Nel quarto gruppo stanno i ritagli di vari quotidiani e periodici dal 1931 al 1975.
Essi potrebbero servire per valutare l’impatto, immediato e successivo, della società italiana con le scoperte scientifiche dell’epoca. In ogni caso può essere illuminante sulla qualità dell’interazione del gruppo scientifico con l’ambiente circostante, dai punti di vista sociali, culturali e politici.
E’ una collezione privilegiata, in quanto realizzata da un protagonista ed é interessante, perché permette di cogliere le reazioni dell’ambiente culturale medio, affascinato dall’idea prodigiosa della scoperta.[12] In fondo dall’avventura marconiana alle esplorazioni polari di Umberto Nobile, l’opinione pubblica era sensibile all’offerta di cose nuove ed incredibili, quasi che fossero, soltanto, frutto di geniali intuizioni e non, soprattutto, dell’impegno di menti, senza dubbio eccelse, ma organicamente applicate nella preparazione di processi elaborati, nei quali primeggiava, per la prima volta, il lavoro di équipe.
Appartengono a questa sezione una cinquantina di articoli da quotidiani e periodici dell’epoca.
2.5 I “Quaderni” con gli appunti sulle prove quotidiane
Preziosi sono i cinque quaderni manoscritti del quinto gruppo. Negli appunti si riscontrano diverse calligrafie, verosimilmente di Oscar D’Agostino e dei suoi compagni di avventura.[13]
In essi la descrizione delle esperienze quotidiane si alterna ad una serie di appunti su importanti questioni teoriche della Fisica e sullo stato delle procedure di indagine nella Chimica dei radioelementi.
Nel Quaderno n. 1, aprendo da un lato figura una descrizione della tesi (di dottorato, forse) di Dragolioub R. Yovanovitch (iniziata nel 1921 e terminata nel 1925) sul mesotorio (sospesa dopo l’acquisizione di una nota di Mme Gueben (quella riportata in IIIA?)). Questi appunti sono verosimilmente databili al periodo della permanenza a Parigi di Oscar D’Agostino.
Chiaramente riferibili alle esperienze presso l’Institut du Radium sono gli appunti riportati sull’altro lato del Quaderno.
Da un lato del Quaderno n. 2 sono riportate alcune lezioni parigine. In particolare la 2) del 26 febbraio 1934 verte sui radioelementi. Vi sono ancora una terza datata 8 marzo e una quarta del 9 marzo.
Dall’altro lato del Quaderno n. 2 stanno le descrizioni dal vivo delle esperienze del gruppo di via Panisperna con i risultati quotidiani.
Le date vanno dal 2 al 29 ottobre e dal 2 al 14 novembre. E’ il periodo della scoperta degli effetti dei “neutroni lenti”
Vengono inoltre riportati i risultati di prove del febbraio, dell’aprile e del febbraio (senza indicare l’anno, che, presumibilmente, è il 1935).
Il Quaderno n. 3 è quasi interamente dedicato all’esperienza parigina. Da un lato vi sono gli appunti sullo studio di Lécoin sulla volatilizzazione del Torio in una corrente gassosa con altre note. Figurano anche appunti e resoconti di esperienze su alcuni composti del Litio verosimilmente riferibili allo stesso periodo dell’Institut du Radium.
Vi è il resoconto di alcune prove sul Radio eseguite il 22 febbraio del 1934. Si trovano anche appunti da Irène Curie e Federico Joliot.
Nel Quaderno n. 4 da un lato compare un lungo appunto (la cui grafia non è di Oscar D’Agostino e la cui stesura è certamente opera di un fisico teorico) sul calcolo di alcune autofunzioni.
Dall’altro lato del Quaderno figurano le descrizioni di esperienze eseguite nella primavera del 1934.
Nel Quaderno n. 5 sono descritti i risultati delle esperienze cruciali di radioattività artificiale in seguito al bombardamento degli atomi con fasci di neutroni.
3. Conclusioni
Da un primo e complessivo esame del materiale della Donazione vengono fuori pubblicazioni e documenti molto interessanti.
La loro importanza è strettamente legata agli obiettivi delle ricerche possibili.
Le annotazioni superano il momento cruciale del rallentamento dei neutroni e si inquadrano nello sforzo di identificare la natura dei prodotti, soprattutto quelli derivati dal bombardamento degli elementi pesanti. I risultati di queste esperienze, di contenuto prevalentemente chimico, collegati con il materiale originale ed inedito del carteggio del gruppo 3) possono costituire un capitolo interessante per l’approfondimento di quella via chimica, che portò alla scoperta della scissione dell’Uranio. Potrebbe costituire il tema di una ulteriore ricerca. L’evidenza riservata a queste parti non esclude la possibilità di altri potenziali contributi del restante materialealla conoscenza di un esaltante momento di progresso, non solo delle conoscenze fisiche e culturali del Novecento ma, forse, dell’intera storia dell’Umanità.
 

 

 

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